“Nel mio studio il primo atto terapeutico è l’ascolto autentico, che accoglie anche i dettagli apparentemente più banali e lascia al paziente lo spazio per raccontarsi liberamente. Non impongo regimi calati dall’alto: il percorso nutrizionale si decide insieme, valutando aspetti oltre la semplice diagnosi; logistica, tempi e stile di vita reale, affinchè la soluzione sia sostenibile per la persona. L’autorità scientifica guida la rotta, ma la si traccia insieme al paziente.”
Un percorso nutrizionale non deve mai trasformarsi in una fonte di stress o di rigidità punitiva.
L’empatia e la co-progettazione clinica permettono di accompagnare il paziente verso un cambiamento duraturo, rispettandone i tempi e le peculiarità personali.